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Gen 11

David Bowie: l’artista che sfuggì alla follia

ducabiancoE’ notizia di oggi che David Bowie, l’eclettico Duca Bianco della musica, è morto. Aveva appena compiuto 69 anni (l’8 gennaio) e proprio nel giorno dell’ultimo compleanno era uscito il suo ventisettesimo disco, Blackstar.

 

Ha saputo attraversare gli ultimi 50 anni di musica reinventandosi continuamente, passando da un alter ego all’altro: Ziggy Stardust, l’alieno androgino bisessuale, poi diventato simbolo della libertà sessuale; la sua naturale evoluzione, Aladdin Sane, per poi passare alla figura Duca Bianco, un aristocratico appassionato di occultismo.

 

Ogni nuova personalità di David Bowie, il cui vero nome era David Robert Jones, diventava la nuova pelle del cantante, il quale ha ammesso che, in alcuni periodi della sua vita, il confine tra il personaggio e la persona dietro la maschera era piuttosto labile. A posteriori, ricordando il periodo di Ziggy Stardust, Bowie affermò: “Ziggy non mi avrebbe abbandonato per anni. Quello fu il punto in cui tutto si spinse troppo in là […] La mia intera personalità ne risentì. Divenne molto pericoloso. Iniziai a dubitare seriamente della mia sanità mentale“.

 

In una sua intervista, David Bowie disse: “Sul palco ero un robot. Fuori dal palco provavo emozioni. È probabilmente per questo che preferivo vestirmi come Ziggy piuttosto che essere David“.

 

davidbowieFortunatamente, pur mantenendosi spesso in bilico tra il sottile confine tra sanità e malattia mentale, il cantante non ha mai oltrepassato la soglia della pazzia. Ma cosa c’era dietro questa continua ricerca di nuove identità?

 

Alla base di tutto ciò c’era l’incontro con la malattia mentale, in particolare con la schizofrenia. La zia di Bowie, Una, soffriva di depressione e schizofrenia, fu sottoposta alla terapia con l’elettroshock e morì prima dei 40 anni. Un’altra zia, Vivienne, ebbe un attacco schizofrenico, mentre una terza zia, Nora, fu lobotomizzata come rimedio alle sue “crisi di nervi”.

 

Ma l’esperienza di Bowie con i parenti colpiti da malattie mentali non finì qui. Al fratellastro maggiore del cantante, Terry, fu diagnosticata la schizofrenia quando quest’ultimo era ventenne. Passò la maggior parte della sua vita negli istituti psichiatrici e nel 1985, all’età di 47 anni, scappò via dalla clinica e si suicidò sotto i binari del treno. David Bowie era molto legato al fratello, nel quale rivedeva se stesso. Di lui dirà, dopo la sua morte: “Mio fratello Terry ha avuto una grandissima influenza sulla mia vita. […] Eravamo molto simili e guardando lui temevo per me stesso.”

 

Nel 1993 dedicò al fratello la canzone “Jump, they say“, nel quale fa riferimento alle voci che il fratello sentiva. E, nel corso della sua carriera, molte sono le canzoni nelle quali viene citata la malattia mentale, in maniera più o meno velata.

 

ziggystardustLe maschere di Bowie, a questo punto, divennero il simbolo della pazzia che poteva essere espressa in maniera salutare e consona per evitare a David, la sua vera personalità, di impazzire. Tramite la musica il cantante ha trovato un modo per sublimare la paura della follia ed incanalarla in comportamenti approvati dalla società.

 

La genialità di David Bowie sta anche nel suo essere una guida, una speranza per chi ha una predisposizione genetica alla schizofrenia o ad altre malattie mentali. E’ riuscito a tramutare i suoi fattori di rischio in un altissimo potenziale artistico, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti e di cui si sentirà parlare per molto ancora.

 

About Manuela Altieri
Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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Manuela Altieri

Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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