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Gen 16

Giocattoli tecnologici e giocattoli tradizionali: quali sono i migliori per l’apprendimento delle abilità verbali?

Al giorno d’oggi, non è inusuale vedere i bambini alle prese con i più disparati giochini moderni: tablet e cellulari per bambini, giochi interattivi che si prefiggono il compito di insegnare al bimbo le prime parole e sono di supporto nell’insegnargli a parlare. Ma è tutto oro quello che luccica? Dobbiamo mettere in pensione i vecchi giochi tradizionali?

 

bambini_giocano_tabletUno studio recente [Sosa, 2015] ha mostrato l’esistenza di una correlazione tra la tipologia di giochi utilizzati e la quantità di tempo trascorsa col bambino. Più il bambino giocava con giochi interattivi e moderni, minore era il tempo in cui i genitori interagivano con i figli. Veniva delegata, cioè, la funzione di insegnamento verbale al giocattolo elettronico, mentre il rapporto genitore-figlio era messo in secondo piano.

 

Utilizzando dei giocattoli elettronici, infatti, i genitori usavano circa 40 parole al minuto. Con i giocattoli tradizionali venivano usate 56 parole al minuto, e addirittura 67 parole al minuto con i libri.

 

Sembra che le differenze siano sia di natura quantitativa che qualitativa. Anche il contenuto delle parole cambiava a seconda del tipo di giocattolo utilizzato. Sono state esaminate le parole dei genitori che descrivevano il contenuto del giocattolo (per esempio: “Quello è un cagnolino”, oppure “Quelle foglie sono verdi”). Queste parole erano pronunciate il doppio delle volte nel caso dei giocattoli tradizionali rispetto ai giocattoli tecnologici, e il quadruplo nel caso dei libri.

I risultati sono stati gli stessi sia per i maschietti che per le femminucce, e sia per i genitori che in un normale rapporto di comunicazione tendevano a parlare di più che per coloro che erano più silenziosi.

 

Infine, la lallazione era meno presente nei bambini che nello studio hanno utilizzato i giocattoli elettronici, ad indicare una sorta di fallimento nello scopo pubblicizzato da questi giocattoli interattivi. Questa tipologia di giochi, infatti, viene pubblicizzata come capace di stimolare l’apprendimento nel linguaggio del bambino.

 

Bambino che giocaLo studio si aggiunge alla fila di altri esperimenti che hanno prodotto risultati simili. La professoressa Kathy Hirsh-Pase, che insegna alla Temple University e ha realizzato uno studio simile analizzando gli effetti dei giocattoli elettronici e degli ebooks, afferma: “Quello che si ottiene è un tipo di comunicazione al fine del controllo del comportamento, tipo ‘non toccare questo’ o ‘fai questo’, oppure non si ottiene niente perché i libri e i giocattoli prendono il tuo posto“.

 

La professoressa ha poi aggiunto, “Un giocattolo dovrebbe essere composto da un 10% di giocattolo e 90% di bambino, e con molti di questi giocattoli elettronici, il gioco prende il sopravvento al 90% e al bambino restano solo le briciole“.

 

Sembrerebbe, quindi, che in un’ipotetica gara tra i giocattoli tradizionali e quelli tecnologici, i primi avrebbero la meglio. O, più semplicemente, bisognerebbe riconoscere l’importanza dell’interazione tra i bambini e i genitori e cercare di non delegare l’insegnamento delle abilità verbali a degli strumenti che dovrebbero fungere da supporto, e non sostituire le cure parentali.

 

About Manuela Altieri
Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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Manuela Altieri

Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

1 comment

  1. Giuseppe CATAUDO

    link molto utile alla conoscenza del mondo dei bambini

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