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Gen 19

Bulli e pupe? No: bulli, vittime e spettatori. Cosa c’è dietro al bullismo.

Ne abbiamo sentito parlare alla tv, letto articoli su quotidiani o riviste, oppure lo abbiamo sperimentato in prima persona: il bullismo è un argomento molto discusso, e negli ultimi anni abbiamo assistito a vere e proprie campagne di sensibilizzazione nei confronti di questa tematica.

 

Ma in parole povere, il bullismo cos’è?

Secondo Sharp e Smith [1994], è “un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi e persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare“.

 

 

In base a questa definizione, ci sono tre elementi che caratterizzano il bullismo.

 

Il primo è l’intenzionalità dei comportamenti da parte del bullo. Il bullo si comporta in maniera aggressiva non come forma di reazione o difesa (aggressività reattiva), ma con lo scopo di ottenere il controllo degli altri, di recare danno alla vittima o di acquisire potere (aggressività proattiva).

 

Altro elemento da tenere in considerazione è la persistenza: non si tratta di un fenomeno transitorio, ma dura nel tempo. Il prolungarsi degli atteggiamenti prepotenti non fa altro che alimentare il clima di paura all’interno del gruppo classe, e soprattutto nella vittima designata.

 

Il terzo aspetto è quello, forse, più interessante: quello relativo al potere sociale. Alla base del bullismo vi è uno squilibrio di potere tra bullo e vittima. Il comportamento del bullo è mirato ad accentuare lo squilibrio, grazie a caratteristiche del bullo (maggiore forza fisica o capacità intellettive, uno status sociale superiore a quello della vittima). Senza squilibrio di potere non vi è bullismo: per esempio, non rientrano in questo fenomeno alcuni episodi di contrasti (anche estremi) tra alunni in cui entrambi i bambini/adolescenti hanno lo stesso livello di potere e la stessa capacità di reagire ai soprusi.

 

Un bullismo, o tanti bullismi?

 

I comportamenti messi in atto dai bulli possono essere di varia natura. Le modalità individuate sono di tipo diretto o indiretto. Un attacco è definito diretto se il bullo affronta direttamente la vittima; se invece il danno che si procura alla vittima avviene senza un confronto faccia a faccia, allora il tipo di attacco è indiretto.

 

bullismo_fisico_bambiniLe prepotenze dirette, quindi, possono essere fisiche (calci, spinte, sputi, picchiare) o verbali (insulti, minacce, prese in giro). Quelle indirette, invece, sono di tipo strumentale (rubare o rompere gli oggetti della vittima, farsi dare con la forza i suoi soldi o materiale scolastico) oppure sociale (diffondere pettegolezzi, calunnie che possano screditare la vittima; diffondere segreti personali).

 

 

Gli ultimi studi hanno rilevato che le ragazze tendono ad agire prepotenze di tipo indiretto, in particolare quelle di tipo sociale: l’obiettivo è quello di isolare la vittima e di ridurne il numero di relazioni positive ed amici. I ragazzi, invece, utilizzano più spesso prepotenze di tipo diretto, mostrando la loro dominanza mediante sfoggio della propria superiorità fisica.

 

Infine, negli ultimi anni abbiamo assistito all’introduzione e alla crescita di una nuova tipologia di bullismo: il cyberbullismo. Gli stessi comportamenti prepotenti già elencati vengono messi in atto tramite strumenti telematici: telefoni cellulari, tablet, pc. I bulli possono diffondere false notizie sulla vittima tramite i social network, oppure pubblicare in rete video e/o foto della vittima compromettenti. C’è chi crea profili falsi di Facebook o di altri social network per calunniare la vittima, o invece rubandole l’identità online e provocarle imbarazzo: si tratta di una nuova modalità di bullismo che purtroppo scatena la fantasia dei bulli, e che può far finire la vittima in uno stato di grave prostrazione psicologica, esattamente come nella modalità di bullismo tradizionale.

 

Nessun tipo di prepotenza è più grave dell’altra: tutte possono provocare danni psicologici alla vittima, e devono essere tenute in grande considerazione allo stesso identico modo.

 

Non solo bulli e vittime…

 

Il bullismo non è solo un rapporto a due tra bullo e vittima. E’ a tutti gli effetti un fenomeno di gruppo. I compagni di classe, infatti, possono pensarla in maniera diversa rispetto a ciò che accade in classe: possono prendere le parti del bullo, della vittima oppure assistere passivamente alle prepotenze. Secondo Salmivalli e collaboratori [1996], oltre a bullo e vittima esistono altri quattro ruoli che contribuiscono a definire le dinamiche all’interno della classe:

 

1.  Aiutante del bullo: colui che aiuta materialmente il bullo nel provocare un danno alla vittima. Si tratta di ragazzini o ragazzine che individuano come leader il bullo, e fanno ciò che gli viene detto.

 

2. Sostenitore del bullo: sono ragazzi/e che, pur non partecipando materialmente alle prepotenze del bullo, ne rinforzano gli atteggiamenti. Atteggiamenti tipici del sostenitore sono il ridere alle prepotenze o incitare il bullo verbalmente.

 

3. Difensore della vittima: è quel ragazzino che prende le parti della vittima, cercando un modo per far smettere le prepotenze. Solitamente è colui che si confronta col bullo, che richiede l’intervento degli insegnanti o degli adulti, o che va a consolare la vittima.

 

4. Spettatore passivo: colui che si tiene fuori, evitando di esprimere opinioni e non facendo nulla, nè incitando il bullo nè prendendo le parti della vittima. Sono coloro che, appunto, vivono passivamente la situazione.

 

Quali sono le conseguenze per il bullo?

 

I bulli sono più soggetti ad avere problemi nella sfera sociale ed emotiva. E’ stata evidenziata un’associazione tra i comportamenti prepotenti, i voti scolastici e la probabilità di lasciare la scuola: i bulli tendono ad avere voti scolastici bassi e sono a rischio di lasciare prima la scuola.

 

I bambini identificati come bulli hanno anche un’alta probabilità di compiere, negli anni successivi, atti delinquenziali. Uno studio di Olweus [1991] dimostrò che il 60% dei bambini definiti come bulli tra gli 11 e i 14 anni aveva avuto condanne penali entro il compimento dei 24 anni.

 

Infine, sembra che la spirale di prepotenze non si interrompa col bullo, ma che continui per generazioni: i figli di un uomo che è stato un bullo hanno maggiori probabilità di diventarlo a loro volta.

 

Quali sono le conseguenze per la vittima?

 

bambino_isolato_a_scuolaI bambini e gli adolescenti vittime di bullismo mostrano i cosiddetti sintomi di tipo internalizzato: sono maggiormente a rischio di depressione e tentano più spesso il suicidio rispetto ai loro coetanei non-vittime.

 

Molti di questi ragazzini, inoltre, soffrono di disturbi psicosomatici, che vanno dalle dermatiti, al mal di testa o al mal di stomaco.

 

Si tratta di bambini che, a causa di ciò che hanno vissuto, avranno molto probabilmente una bassa autostima. Il bullismo provoca difficoltà nello sviluppo emozionale e personale, pertanto è possibile che si ritrovino ad avere pochi amici e a provare un forte senso di solitudine. Alcuni di questi bambini ed adolescenti arrivano a sviluppare una sintomatologia molto simile a quella del disturbo post-traumatico da stress.

Il tasso di assenteismo a scuola nelle vittime è molto alto: il bambino cerca di sfuggire alla situazione che gli provoca ansia e turbamento, e può essere spinto a disertare le lezioni.

 

Il bullismo è un fenomeno complesso, e solo recentemente si stanno scoprendo quali sono le reali dinamiche alla base. Ma la società ha il dovere di istruire ed informare la popolazione, perché si tratta di un fenomeno che può creare problematiche anche a lungo termine, nella vita adulta.

 

“La maestra ci mise in cerchio e ci disse che dovevamo tenerci la mano per fare un gioco. La mia famiglia si era appena trasferita in città ed era il mio primo giorno di scuola della seconda elementare. Non conoscevo nessuno. Quando diedi la mano al bambino accanto a me, lui disse a voce alta: “Bleah, hai la mano sporca, non ti tengo la mano!”. Risero tutti. La mia maestra non disse una sola parola, si limitò ad avvicinarsi e a prendermi la mano. Più tardi, in cortile, perfino la bambina vicino alla quale, quella mattina, mi ero seduta sull’autobus non volle giocare con me. Solo quando la mia famiglia si trasferì in un altro Stato, un paio di anni più tardi, i bambini smisero di prendersi gioco di me o di chiedermi se di recente mi ero lavata le mani. Ricordo solo due cose della scuola elementare: il subire bullismo e il sentirmi triste”  Gail, 30 anni. [Da “Bullying: The Bullies, the Victims” di Sandra Harris e Garth Petrie, 2003. Traduzione italiana a cura di Psicoteca]

 

 

 

About Manuela Altieri
Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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Manuela Altieri

Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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  1. Per quanto tempo durano gli effetti del bullismo? » Psicoteca.it

    […] In un recente articolo abbiamo visto cos’è il bullismo, quali sono gli attori in gioco durante le dinamiche di potere all’interno del gruppo classe e quali sono gli effetti psicologici e comportamentali del bullismo su vittime e bulli. […]

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