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Feb 06

Pillole di psicologia: il paradigma still-face

Il paradigma dello still-face (faccia immobile) è uno dei paradigmi più famosi nel campo della psicologia evolutiva ed è stato ideato da Edward Tronick nel 1978.

 

Paradigma still-face: cosa succede se tua madre smette di reag…Il paradigma #stillface (faccia immobile) è uno dei più famosi nell’ambito della psicologia dello sviluppo, elaborato da Edward Tronick. Indaga l’interazione tra #madre e #bambino. Cosa succederebbe se una madre smettesse di comunicare improvvisamente con suo figlio? Vediamolo insieme in questo video.Traduzione italiana del video a cura di Psicoteca.itPer approfondire il paradigma still-face: http://www.psicoteca.it/2016/02/06/pillole-di-psicologia-il-paradigma-still-face/

Pubblicato da Psicoteca su Sabato 6 febbraio 2016

 

Si tratta di una procedura di osservazione dell’interazione madre-bambino, creata con l’obiettivo di verificare cosa succede nel momento in cui la madre smette di interagire col figlio. Che reazioni ha il bambino piccolo? Reagisce passivamente alla mancanza di interazione, oppure mette in atto procedure che cercano di ristabilire il rapporto perduto?

 

still_face_paradigma

La procedura è suddivisa in tre fasi di breve durata (circa 3 minuti a fase). Nella prima fase la madre interagisce liberamente col figlio mediante un’interazione faccia a faccia, giocando e parlando con lui. Nella seconda fase si richiede alla madre di mantenere il volto inespressivo e di non reagire a nessuna sollecitazione da parte del figlio. Nell’ultima fase la madre ritorna a giocare col bimbo, riprendendo la normale interazione col figlio.

 

I risultati che derivano dal paradigma dello still-face mostrano che il bambino aumenta i propri livelli di arousal e di stress quando la madre smette di interagire con lui; mette inizialmente in atto delle strategie tese a recuperare il rapporto con la madre: aumenta le vocalizzazioni, indica, muove le braccia per catturare l’attenzione. Quando, col passare dei minuti, si rende conto che i suoi tentativi vanno a vuoto, va in uno stato di estrema frustrazione, urlando e piangendo. Il bambino spesso mette in atto dei meccanismi per evitare lo stato di frustrazione, mettendosi il dito in bocca o distogliendo lo sguardo dalla madre.

 

L’importanza di questo filone di ricerca è duplice. Ha innanzitutto permesso di capire che il processo di regolazione emotiva del bambino è un’attività che viene co-costruita, e il bambino mette in atto dei comportamenti attivi per ricostruire il rapporto con la madre quando questa viene meno, anche ad età molto precoci (3-4 mesi). Dall’altro lato, quando il bambino è a contatto con una madre che continuamente non partecipa all’interazione col figlio (come accade nel caso delle madri depresse) i risultati sono devastanti.

 

Se si ripete il paradigma dello still-face con una madre depressa, ci sono differenze sostanziali rispetto alla diade madre non depressa/bambino. Infatti, le tre fasi del paradigma non sono definite come nell’interazione tra il bambino e la madre non depressa.

  • Nella prima fase (interazione faccia a faccia) c’è una minore condivisione di stati emotivi positivi e vengono espressi più sentimenti neutri e comportamenti di ritiro sociale.
  • Nella seconda fase i figli delle madre depresse fanno un numero minore di tentativi di recuperare l’interazione con il proprio genitore; rispetto ai figli delle madre non depresse, i primi sono più calmi e tendono ad isolarsi, impegnandosi maggiormente nell’autoconsolazione. E’ come se questi bimbi vivessero costantemente nella vita di tutti i giorni la fase dello still-face, con gravi problemi futuri: l’attaccamento nei confronti della figura materna difficilmente sarà di tipo sicuro, e potranno avere difficoltà nel controllo delle proprie emozioni durante la crescita.

 

 

About Manuela Altieri
Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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Manuela Altieri

Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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