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Feb 12

Pillole di psicologia: l’esperimento del marshmallow di Stanford

Walter Mischel, lo psicologo ideatore dell'esperimento.

Walter Mischel, lo psicologo ideatore dell’esperimento.

Ci sono alcuni esperimenti che hanno fatto la storia, e si trovano in tutti i più grandi manuali di psicologia. Tra questi vi è sicuramente l’esperimento del marshmallow di Stanford, basato sul concetto di gratificazione differita nei bambini.

Lo psicologo Walter Mischel negli anni ’60 diede inizio ad una serie di esperimenti con bambini di diversa età, con studi di follow up sul campione originale di soggetti che proseguono ancora oggi. L’obiettivo dello scienziato era quello di studiare “la forza di volontà, e in particolare la gratificazione differita e valutarne le conseguenze future – come le persone la esercitano o meno nella vita di tutti i giorni“.

 

L’esperimento del marshmallow di Stanford: meglio un uovo oggi…Nell’#esperimento del marshmallow di #Mischel si metteva il bambino di fronte a due opzioni: mangiare subito un marshmallow o attendere il ritorno del ricercatore ed averne due. Oltre ad essere comicissimo (i #bambini durante l’attesa facevano e dicevano di tutto), ha portato innumerevoli conoscenze nell’ambito della #gratificazione differita: più i bambini erano grandi di età, più riuscivano a mettere in atto strategie per ritardare la gratificazione. Studi di follow up nei decenni successivi hanno dimostrato che i bambini che erano riusciti a resistere per ricevere il marshmallow erano descritti dai genitori come #adolescenti più maturi e responsabili. La capacità di #autocontrollo era inoltre correlata a voti più alti nei test di ammissione all’#università.[ Traduzione italiana del video di Psicoteca.it ]PER APPROFONDIRE : http://www.psicoteca.it/2016/02/12/pillole-di-psicologia-lesperimento-del-marshmallow-di-stanford/

Pubblicato da Psicoteca su Giovedì 11 febbraio 2016

 

I marshallow sono stati utilizzati come ricompensa nell'esperimento. In altre repliche sono stati utilizzati altri dolciumi, come i biscotti Oreo.

I marshmallow sono stati utilizzati come ricompensa nell’esperimento. In altre repliche dell’esperimento sono stati utilizzati altri dolciumi, come i biscotti Oreo.

Nell’esperimento originale lo sperimentatore faceva entrare un bambino in una stanza e gli metteva davanti un marshmallow (o un biscotto Oreo o una ciambella pretzel: il tutto dipendeva da quale leccornia il bimbo era più attratto). L’adulto avvertiva il bambino che si sarebbe assentato per qualche minuto, ma prima di andar via lo poneva di fronte a due alternative: mangiare subito il marshmallow, o aspettare a mangiarlo, così quando sarebbe ritornato avrebbe avuto un secondo dolcetto come ricompensa. Se nell’attesa avessero voluto mangiare il marshmallow, avrebbero dovuto prima suonare una campanella posta all’interno della stanza. Una minoranza di bambini decideva di mangiare subito il marshmallow (detti low-delayers): altri mettevano in atto strategie per mantenere l’autocontrollo. Circa un terzo dei bambini riusciva ad aspettare fino in fondo per ottenere il secondo marshmallow ( i cosiddetti high-delayers). I primi risultati mostravano differenze legate all’età: più i bambini erano grandi, più riuscivano a resistere e a differire la gratificazione.

 

L’esperimento fu ripetuto più volte, anche nei decenni successivi. Ecco alcune delle reazioni dei bambini raccontate dallo stesso Mischel:

Enrico, un bambino grande per la sua età e vestito con una t-shirt colorata, con un bel viso sormontato da ricci biondi tagliati con cura, attese con pazienza. Inclinò all’indietro la sua sedia contro il muro dietro di sé, urtandolo ripetutamente, mentre fissava il soffitto con uno sguardo annoiato e rassegnato, respirava rumorosamente, come se gli piacesse ascoltare quei suoni incredibilmente forti che faceva. Continuò a sbattere contro il muro finché Monica non tornò, ed ottene due biscotti.

Blanca si tenne occupata con una conversazione silenziosa mimata – come un monologo di Charlie Chaplin – nella quale sembrava darsi istruzioni con cura, su cosa fare e cosa evitare mentre aspettava i suoi dolcetti. Mimava perfino i suoi dolcetti immaginari premendo le mani vuote contro il naso.” [Mischel 2014]

 

I risultati più importanti si ebbero, tuttavia, quando Mischel decise di trasformare l’esperimento in un esperimento longitudinale: che futuro avevano avuto i bambini dell’esperimento originale? Che correlazione c’era tra il loro autocontrollo e le loro caratteristiche di personalità e i loro traguardi di vita?

 

Nel primo studio di follow up (1982) si utilizzò come campione alcuni dei 500 bambini (ora adolescenti) che erano stati sottoposti al test tra il 1968 e il 1974 nella Bing Nursery School. Furono somministrati ai genitori e agli insegnanti dei bambini dei questionari, chiedendo ai primi di valutare alcuni comportamenti ed atteggiamenti dei figli confrontandoli con i loro pari (amici o compagni di scuola della loro stessa età), ai secondi di valutarne le abilità sociali e cognitive all’interno del contesto scolastico. I bambini che avevano resistito di più al test del marshmallow venivano descritti come degli adolescenti con maggiore autocontrollo nelle situazioni frustranti, meno inclini alle tentazioni e con maggiori capacità di concentrazione. Si comportavano in maniera più matura, erano considerati più intelligenti e  sicuri di sé; quando erano motivati a raggiungere un obiettivo era più probabile che riuscissero a raggiungerlo. Furono richiesti ai genitori anche i punteggi SAT: la differenza tra i bambini con maggior autocontrollo al test e quelli con basso autocontrollo era di ben 210 punti.

 

Un ulteriore studio di follow-up esaminò di nuovo gli stessi soggetti, che all’epoca avevano raggiunto i 25-30 anni. Coloro che avevano aspettato di più la gratificazione nel test erano diventati adulti che avevano conseguito i traguardi accademici più alti, erano stati capaci di realizzare obiettivi a lungo termine, usavano meno droghe e avevano un indice di massa corporea più basso. La caratteristica più importante rilevata nel campione di questi ex bambini con alto autocontrollo era la resilienza: avevano maggiori capacità di far fronte ad eventi negativi e di adattamento; riuscivano, inoltre, a mantenere delle relazioni soddisfacenti.

 

Con la risonanza magnetica funzionale è possibile osservare l'attività cerebrale mentre si svolgono alcune attività.

Con la risonanza magnetica funzionale è possibile osservare il funzionamento cerebrale mentre si svolgono alcune attività.

Lo studio di follow up più recente è stato ideato nel 2009, quando i partecipanti al test originale erano diventati quarantenni. Fu messo insieme un team di neuroscienziati per realizzare delle risonanze magnetiche funzionali al cervello dei soggetti. Gli ex alunni della Bing Nursery school che avevano avuto maggior autocontrollo mostravano differenze nell’attività dei circuiti cerebrali frontostriatali, che integrano i processi di controllo e motivazionali, rispetto ai partecipanti che avevano avuto minor autocontrollo. Inoltre negli high delayers l’area della corteccia prefrontale era più attiva. La corteccia prefrontale è implicata nel controllo degli impulsi, nel ragionamento creativo e nella capacità di risoluzione di problemi. Al contrario, nei low delayers si attivava maggiormente lo striato ventrale, soprattutto nel momento in cui essi cercavano di auto-controllarsi. Si tratta di un’area collegata al desiderio, al piacere e alla dipendenza.

 

Un esperimento nato negli anni ’60 e portato avanti per oltre 40 anni ha permesso, pertanto, di avere una conoscenza approfondita della gratificazione differita. Vedremo nei prossimi anni se ci saranno altri studi di follow-up nel momento in cui gli ex bimbi diventeranno anziani, se gli high delayers si differenzieranno nel processo di invecchiamento rispetto ai low delayers.

Hai mai sentito parlare dell’esperimento del marshmallow di Mischel? Che ne pensi?

About Manuela Altieri
Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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Manuela Altieri

Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

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