«

»

Feb 15

Il ruolo delle fantasie e della pornografia nel serial killer

Sapevo già molto tempo prima di cominciare ad uccidere che avrei ucciso; che avrei finito per fare così. Le fantasie erano troppo forti. Andavano avanti da troppo tempo ed erano troppo elaborate.
Ed Kemper, Serial Killer

Abbiamo già avuto modo di parlare dei serial killer: si tratta di criminali che hanno compiuto più di tre omicidi in momenti diversi, con un periodo di raffreddamento emozionale tra un omicidio ed un altro. In quest’articolo ci concentreremo sulle fantasie dei serial killer.

 

these-9-signs-could-help-you-spot-a-serial-killer-before-it-s-too-late-406836Nel compiere un’azione omicidiaria, infatti, il serial killer parte da una fantasia, che è una modalità di pensiero per immagini. Una fantasia è, secondo la definizione di Ressler, Burgess e Douglas, “un pensiero elaborato con un elevato livello di sofisticazione, che trae la sua origine dalle emozioni e viene generato nei sogni a occhi aperti”. La fantasia non è una modalità di pensiero specifica dei serial killer.

 

Gli adulti e i bambini possono ricorrere ad una fantasia per mantenere il controllo su una situazione immaginata, per placare le proprie paure o ansie. Si ricorre alla fantasia per sperimentare una situazione di piacere, ma quando si entra troppo spesso in questa sorta di “realtà alternativa” il rischio è quello di sviluppare una sorta di identità doppia, una usata nella fantasia, che ha la capacità di dominio e potere sugli altri, e una da usare nella realtà vera e propria. Nell’entrare ed uscire dalla fantasia con frequenza sempre maggiore, il soggetto sperimenta una difficoltà nel distinguere tra le due identità e finirà per “utilizzare” l’identità dominante nella fantasia anche nella realtà.

La fantasia nel serial killer è spesso particolarmente intrisa di sesso e violenza, ed è parte di un processo di tipo circolare: le fantasie aiutano l’individuo nel commettere l’omicidio, e gli omicidi a loro volta aiutano a rendere più elaborate le fantasie.

 

Lo sviluppo delle fantasie avviene in età infantile. Tutti i bambini fantasticano, soprattutto durante il gioco; nel bambino sano, anzi, questa modalità di pensiero ha una funzione positiva, perché aiuta il soggetto ad aumentare la capacità di apprendimento tramite la ripetizione mentale del pensiero e delle azioni. Nel bambino che diventerà un futuro serial killer, tuttavia, l’attività fantastica ha caratteristiche particolari. Oltre alla presenza di fantasie aggressive vi è un alto livello di egocentrismo, e se nel gioco vengono inclusi familiari ed altri bambini, questi non vengono considerati come altri soggetti con cui interagire, ma come semplici estensioni del mondo interno del bambino. Considerare gli altri come estensioni del proprio mondo interiore significa porre scarsa attenzione al proprio comportamento e alle conseguenze che esso può avere sugli altri.

 

Ad un certo punto le fantasie conducono inevitabilmente alla messa in atto di questi istinti aggressivi e sessuali: ecco perché spesso i ragazzini che diventeranno serial killer hanno una storia alle spalle di violenza su oggetti inanimati e poi di animali.

 

In età adulta queste fantasie aggressive, quindi, porteranno all’omicidio seriale. Nell’attività fantastica si ripete mentalmente l’omicidio, in attesa di compierlo. E’ come se le fantasie fossero le “prove generali” prima di andare in scena, anche se l’assassino seriale non riuscirà quasi mai a dare vita ad un omicidio che rispecchi perfettamente la sua fantasia. I suoi continui atti omicidiari costituiscono, da questo punto di vista, un continuo tentativo di
perfezionamento e di adeguamento della realtà alle sue fantasie.

 

Un ruolo importante in tale frangente è costituito dall’uso intenso di pornografia in età adulta, in particolare di quella violenta. Questo tipo di pornografia può stimolare la psiche dei soggetti con predisposizione al comportamento violento, poiché mostra un rapporto tra uomo e donna distorto, nel quale il primo ha la funzione di “padrone” con controllo assoluto dell’altra. La figura femminile viene vista solo come un oggetto in balia dell’uomo. I giornali e i film pornografici violenti forniscono un modello da utilizzare nelle fantasie dell’assassino seriale, nel quale il soggetto può ribaltare la realtà traumatica in cui vive ed assumere il ruolo di dominatore ed aggressore attivo. Occupare questo ruolo solo nelle fantasie, col tempo, non sarà più soddisfacente, e il modello violento tenderà a trasporsi nella realtà, con le conseguenze già note. Nella sua ultima intervista prima di essere giustiziato Ted Bundy, serial killer statunitense, offre un importante spaccato del rapporto tra gli assassini seriali e la pornografia:

 

Ted Bundy (1946-1989), serial killer americano autore di almeno 30 omicidi.

Ted Bundy (1946-1989), serial killer americano autore di almeno 30 omicidi.

INTERVISTATORE – In che modo hai scoperto l’esistenza della pornografia?
TED BUNDY – Ero un ragazzino di 12 o 13 anni e, quando uscivo di casa per andare nei negozi locali, mi accorsi per la prima volta che, nelle edicole, erano esposte delle riviste pornografiche. […] A volte, mi capitava anche di mettere le mani su riviste dove erano raffigurate scene più esplicite in cui il sesso era associato alla violenza e quelle immagini mi colpivano profondamente. Il genere di pornografia più deleterio – e lo dico basandomi sulla mia personale esperienza – è proprio quella che associa il sesso alla violenza. La miscela di queste due forze provoca una combinazione letale e porta a commettere azioni indescrivibili – e io lo so molto bene.

 

 

In alcuni rari casi i serial killer riescono a realizzare le loro fantasie, a raggiungere quindi il loro obiettivo. Quando ciò avviene, l’assassino seriale può comportarsi in due modi diversi:
Può smettere di uccidere, ritenendo di aver soddisfatto la sua fantasia. Ad esempio, la fantasia di Ed Kemper era quella di uccidere sua madre, e quando riuscì nel suo intento, dopo aver ucciso un’altra donna, si consegnò alla giustizia. La fantasia di Andrew Cunanan, invece, era quella di uccidere un personaggio famoso incluso in una sua lista. Quando riuscì ad ucciderne uno, lo stilista italiano Gianni Versace, si suicidò.
Può continuare ad uccidere per ripetere la fantasia, per raggiungere livelli
di perfezione sempre più altri, oppure può cambiare il tipo di fantasia da
raggiungere, inserendovi elementi più violenti o elaborati, per ottenere un livello di soddisfacimento maggiore.

 

Il rapporto tra fantasia e serial killer è quindi diverso rispetto a quello esistente dagli altri adulti o bambini: ha caratteristiche ossessive, compulsive e cicliche, e queste caratteristiche particolari della fantasia costituiscono una delle spinte più importanti a commettere quegli atti criminali che godono di triste fama nella cronaca nera.

About Manuela Altieri
Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

Dettagli sull'autore

Manuela Altieri

Laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, è esperta in psicodiagnosi generale ed evolutiva. Tra i suoi interessi, gli adattamenti e le tarature dei test psicologici, la cross-culturalità e i rapporti uomo/animale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>