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Mag 02

“Bamboccioni o uccelli senza ali?” Cosa trattiene a casa dei genitori i giovani adulti di oggi?

 

bamboccioni_1L’espressione “bamboccioni” fu utilizzata nel 2007 dall’allora ministro dell’economia Padoa Schioppa per descrivere i giovani adulti che, pur essendo potenzialmente autonomi, vivono ancora in casa dei genitori. Tale espressione non fu ben accolta dall’opinione pubblica, suscitando le polemiche di chi si vedeva impossibilitato ad uscire da casa dei genitori a causa soprattutto di problematiche di natura economica.

 

 

Ad oggi, le statistiche dell’Eurostat ci informano che in Italia l’età media di uscita di casa dei genitori è di 30,1 anni. La media europea è di 26,2 anni e vi sono paesi come la Svezia e la Danimarca dove i ragazzi vivono autonomamente già al compimento dei 21 anni. Nonostante la crisi economica mondiale abbia inciso fortemente su questi dati, facendo aumentare negli ultimi cinque anni l’età media dell’uscita di casa anche nei paesi del Nord-Europa, tali stati vedono inviolato il loro primato.

 

 

È utile considerare l’influenza dei fattori economici sui dati risultanti da tali statistiche; la precarietà del lavoro, la difficoltà ad ottenere prestiti e mutui e l’impossibilità di gestire le spese domestiche hanno reso più difficile in Italia il passaggio dei giovani adulti dallo “stato di famiglia” ad una condizione di autonomia. Eppure è interessante considerare altri fattori che incidono sulla decisione di andare a vivere da soli. Vi sono infatti molteplici cause da tenere in considerazione, quali i fattori socio-culturali, le dinamiche interne al nucleo familiare, la qualità dei rapporti tra i diversi membri della famiglia.

 

 

bamboccioni_2Per molte famiglie, infatti, l’uscita di casa da parte di un figlio può rappresentare una fase di passaggio cruciale, che può minare un equilibrio costruitosi lentamente nel corso degli anni. Tutti i componenti del nucleo familiare sono coinvolti in tale decisione, nel caso in cui il legame tra padre/madre-figlio sia particolarmente stretto, il genitore potrebbe avere difficoltà ad accettare la scelta del figlio. L’uscita di casa può nello stesso tempo rappresentare per la famiglia un momento di gioia e di tristezza. Ambo le parti coinvolte, da un lato sperimentano il senso di soddisfazione, ma dall’altro sono rattristati da tale situazione: i genitori gioiscono nel vedere l’autonomia raggiunta dai propri figli e questi ultimi provano un moto d’orgoglio sapendo di potersela cavare da soli; al contempo i genitori “perdono” la funzione di sostegno così come finora l’avevano ricoperta e i figli prendono sulle proprie spalle gli oneri che derivano dalla loro nuova condizione. Decidere di rendersi autonomi è dunque il risultato di un processo graduale, che si verifica quando si acquisisce la consapevolezza che l’uscita di casa rappresenti una delle tappe del ciclo di vita di ogni individuo e come tale può essere faticosa, ma necessaria per la crescita.

 

 

Qualsiasi sia l’età in cui approdano fuori di casa, di qualsiasi tipo siano le motivazioni che spingono i ragazzi a volare fuori “dal nido”, qualunque sia la distanza che li separa dalla casa paterna (o materna), scegliendo di vivere da soli non cancellano la propria appartenenza ad un circolo esclusivo… che sia una famiglia tradizionale, una allargata, monogenitoriale o numerosa, la famiglia d’origine è il luogo in cui prende forma la nostra identità. I primi legami significativi, che modellano il nostro stile relazionale, si formano all’interno della famiglia d’origine.

 

È nel contesto familiare che sperimentiamo le nostre abilità di comunicazione, dalla relazione con i nostri genitori facciamo derivare le nostre idee sull’educazione. Da loro impariamo cosa è bene o male, come ci si comporta, come si sta al mondo. Anche quando muoviamo i primi passi fuori dal contesto familiare, a scuola, con gli amici, a guidarci nelle nostre scelte è il confronto con quanto abbiamo esperito a casa. Crescendo, sentiamo via via più forte l’esigenza di misurarci con quanto si trova fuori dalle mura domestiche e, come accade per tutte le cose sconosciute, ne siamo attratti e spaventati in egual misura.

Spiccare il volo e lasciare il nido comodo e caldo dei genitori segna l’ingresso nell’età adulta. Oltre ai fattori economici, oggi come in passato, ciò che influenza tale scelta e determina il momento in essa cui si verifica, è avere la possibilità di rendersi autonomi, svincolarsi, come direbbe Minuchin, dalla propria famiglia d’origine, accettando sfide e responsabilità nuove e godendo di libertà che prima non erano concesse.

 

Pertanto, non basterà l’indipendenza economica, il posto fisso, il partner/convivente, per decidere di andare via di casa. Lo svincolo sarà possibile quando sarà riconosciuta da se stessi e dagli altri membri della famiglia la propria identità di adulti. Uscire di casa non sarà una fuga e non ci si sentirà in colpa né pentiti, ma indipendenti.

About Ida Lettiero
Psicologa laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, specializzanda in Psicoterapia sistemico-relazionale. Tra i suoi interessi: relazioni di coppia, dinamiche familiari e fasi evolutive del ciclo di vita.

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Ida Lettiero

Psicologa laureata in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali, specializzanda in Psicoterapia sistemico-relazionale. Tra i suoi interessi: relazioni di coppia, dinamiche familiari e fasi evolutive del ciclo di vita.

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